ReggioNelWeb.it n. 196 del
14/11/2006
La Dott.ssa Barbara Rossi, laureata in Psicologia
presso l'Università degli Studi di Padova si è successivamente
specializzata in psicoterapia a indirizzo individuale e
gruppale. Ha maturato esperienze professionali in vari
settori, collaborando col SSN, col Ministero della Giustizia,
con alcuni Istituti Scolastici e con Associazioni di
Volontariato. Attualmente svolge attività libero professionale
come Psicologa, Psicoterapeuta, Gruppista, Formatrice. Ha
pubblicato vari articoli nell'ambito delle dinamiche
psicologiche e della psicoterapia di gruppo. Dal 2000
collabora col CISP, per attività didattiche e scientifiche,
divenendone nel 2003 Presidente Onorario.
Coautrice del volume: "Panico. Istruzioni per
l'uso". Ed. Armando, 2006 che verrà presentato Mercoledì
15 Novembre alle ore 21.00 presso la "La Gabella" di via Roma
in città: sarà presente anche la dott.ssa Barbara Rossi alla
quale i presenti potranno sottoporre domande e
chiarimenti.
Dottoressa, può spiegarci cosa sono i disturbi di
ansia e come si manifestano?
L'ansia è uno stato di allarme, di forte
preoccupazione, di inquietudine e attesa di un pericolo
imminente e non definibile. Questa condizione si associa a
sentimenti di incertezza e a vissuti di impotenza. A
differenza della paura che è una risposta emozionale a
condizioni di pericolo reale esterno ben riconoscibile,
l'ansia è una paura senza oggetto, compare senza che vi sia
una reale minaccia riconoscibile dal soggetto.
Quando l'ansia si presenta in misura contenuta
costituisce una reazione di difesa dell'organismo (correlata
con l'istinto di conservazione), per migliorare l'adattamento
all'ambiente della persona. Essa diviene problematica quando
l'individuo non riesce più a dare delle risposte funzionali
alle varie situazioni, e ne risente in misura tale da
compromettere il raggiungimento di scopi realistici,
ostacolando il godere di comuni
soddisfazioni.
Tra i disturbi d'ansia possiamo citare il
disturbo di attacco di panico, agorafobia, fobia, ansia
generalizzata, ecc.
E gli attacchi di panico?
Si manifestano con una crisi d'ansia acuta,
imprevedibile ed inaspettata, di breve durata solitamente
(circa 10 minuti). Durante questo tempo la persona vive
un'esperienza intensa e traumatica, di paura o disagio,
accompagnata da un senso di pericolo o di catastrofe
imminente. Presenti sono anche una serie di sintomi quali:
dispnea, palpitazioni, nausea, dolore al petto, sensazioni di
soffocamento e asfissia; capogiri, sudorazione e tremori;
intensa apprensione; terrore di avere un infarto, di morire,
di soffocare, di sprofondare nella terra, di essere travolti
da palazzi che improvvisamente e inaspettatamente crollano
addosso alla persona, di impazzire. Razionalmente si comprende
l'assurdità di alcuni sintomi, ma la paura e l'angoscia
restano fortissime. E senza comprensione. Ne conseguono
comportamenti di evitamento delle situazioni in cui il
soggetto ha sperimentato la crisi.
Quando si ha un attacco di panico o di ansia cosa
si deve fare?
Durante l'attacco è difficile fare qualsiasi
cosa. Soprattutto all'inizio, quando non si conosce, quando
giunge inaspettato. Concentrarsi sul proprio respiro, cercare
il proprio modo di tranquillizzarsi, aspettare che passi, sono
piccole strategie che possono aiutare. Il panico però vuole
essere ascoltato e compreso, altrimenti gioca al rialzo.
Alcune persone con piccoli accorgimenti riescono a superare il
problema, altre invece hanno bisogno di un aiuto specializzato
per guarire. Purtroppo è facile che questo disturbo tenda a
cronicizzarsi perché le persone si chiudono con le loro paure,
pensando di non poter più guarire. E così rinunciano a vivere,
purtroppo. È importante non arrendersi perché guarire si può,
accettando di mettersi in gioco.
Quando una persona si rende conto di soffrire di
questi disturbi a chi si rivolge?
Di solito la persona fa strani giri tortuosi, di
medico in medico, finchè comprende che lo specialista più
adeguato è lo psicoterapeuta, eventualmente successivamente
coadiuvato dallo psichiatra per il trattamento farmacologico e
da un lavoro di gruppo. Ci sono persone che hanno trascorso
anche 10-20 anni di accertamenti, visite ed esami vari
(gastroscopia, colonscopia, ECG, ecc) senza esito.
Quale miglior comportamento devono tenere i
famigliari e le persone vicine per aiutare chi
soffre?
A questa domanda potrebbe meglio rispondere
l'interessato. Comunque, se pensiamo che il panico è una
grande paura, il ruolo cruciale dei familiari diventa quello
di stare vicino, aiutare a tranquillizzare. Va però sempre
ricordato che il panico non dovrebbe diventare un alibi per
evitare di occuparsi di sé, o delle paure.
E' vero che oggi gli attacchi di panico e di
ansia sono molto più diffusi rispetto al passato?
Penso proprio di sì. Da un lato se ne parla di
più e si conoscono meglio. In passato si parlava di
esaurimento nervoso, di problemi ormonali, di "capricci", e
c'era poca attenzione ai bisogni emozionali delle persone. Chi
ne soffriva aveva paura a parlarne. E' anche vero però che la
nostra società ci pone di fronte a tante scelte, tanti bisogni
nuovi, che possono arricchire ma anche disorientare e fa
perdere. Una delle domande che pone il panico riguarda proprio
il poter scegliere. Ci dice "che faccio? Vado o resto?" . La
ricerca della risposta può creare molta
angoscia.
Ci può essere una correlazione fra ansia, panico
e suicidi?
Alcuni studi affermano che il disturbo di panico,
nel tempo, può portare all'esasperazione e a gesti disperati.
A Reggio Emilia si è creata anche un'associazione
di auto-aiuto per chi soffre di attacchi di panico. Può essere
utile?
La LIDAP,
Lega
italiana contro i disturbi d' ansia, conta in Italia circa
1.000 iscritti, di cui 20 circa a Reggio Emilia. Il
rispecchiamento tra le persone e la condivisione della
sofferenza emotiva sono alcuni dei fattori di sostegno più
importanti delle relazioni di aiuto e anche delle relazioni
all'interno dei percorsi psicoterapeutici individuali e di
gruppo. I gruppi di auto-mutuo-aiuto hanno come
caratteristica peculiare la gratuità e la condivisione con
persone che hanno lo stesso problema, il fare insieme, lo
stabilire nuove amicizie, per cui ci si sente meno soli. Non
sono però gruppi terapeutici.
Questi disturbi colpiscono in particolare
determinate fasce o tipologie di persone?
Il panico
può colpire chiunque. Sia uomini che donne ne soffrono. C'è
una prevalenza di donne che soffrono di panico con agorafobia.
Per
agorafobia si intende la "paura ossessiva di essere incapace
di attraversare da solo un luogo aperto o di camminare in una
strada deserta" (Dizionario di Psicologia, di Arnold
1975). Non
esistono categorie privilegiate o immuni. Tutti possono essere
"attaccati". Ci sono dirigenti che soffrono silenziosamente di
panico, vergognandosi a dirlo per il ruolo di responsabilità
che ricoprono, studenti con panico e ansia di prestazione,
casalinghe chiuse in casa con il panico, impiegati relegati
tra ufficio e casa, muratori che non riescono a lavorare in
alcuni giorni, quando la paura li assale.
Quanto tempo occorre per "guarire" da questi
disturbi?
Dipende dalla gravità del disturbo e da quanto
tempo è passato dall'inizio dei sintomi alla
cura.
L'aspetto importante è che guarire si può, che
dipende anche da noi. A questo proposito vorrei ricordare il
Servizio informativo e di orientamento gratuito offerto dal
CISP, Centro Italiano Sviluppo Psicologia, per coloro che
hanno dubbi o vogliono saperne di più.